Artigianato in Veneto: Il vetro di Murano

di | Marzo 27, 2019

Murano viene riconosciuta nel tempo la patria della produzione vetraria artistica:si suppone che tale svilupo sia stato favorito dall’arte del mosaico,da secoli praticata nelle città vicine come Ravenna, ma  di  fatto  vi sono documenti che  provano  dell’esistenza  di  “mastri fiolari” (i primi soffiatori di vetro fabbricavano fiale per uso casalingo,da qui il nome) già dall’anno mille.

È sul finire del sec. XII che le fornaci si concentrano a Murano, facendo diventare l’isola il massimo centro vetrario mondiale, da dove i mercanti veneziani iniziavano i loro viaggi con oggetti di ogni forma. L’importanza assunta dalla produzione del vetro in quei tempi è testimoniata anche dal riconoscimento di titoli nobiliari concessi ai maestri vetrai di Murano.

Un’altra applicazione che si sviluppò velocemente fu l’imitazione delle pietre dure e del cristallo seguita dalla specialità, forse invenzione dei Veneziani, di produrre lenti per occhiali (inizi del XIV secolo). La lavorazione del vetro a murano tocca nel ‘500 il suo massimo splendore. Nel Rinascimento trova fortuna la decorazione dipinta a freddo e la creazione di specchi, in sostituzione di quelli metallici in uso fino ad allora.

L’età barocca portò poi il gusto per l’espressione in lavorazioni con forme più strane e fantasiose.
Come allora, il vetro viene prodotto dalla composizione di sabbia e silice,trasformandosi in liquido ad una temperatura di circa 1700 gradi centigradi,per recuperare compattezza intorno ai 500 gradi.

Per ritardare il processo di solidificazione, si usano dei componenti aggiuntivi detti fondenti,tra i quali la soda, che in composizione ottimale permette al mastro vetraio di trovare le condizioni ottimali per la realizzazione dell’oggetto, che avviene eslusivamente a mano grazie all’esperienza tramandata da generazioni.

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