La balbuzie. Che cos’è e come curarla

di | Aprile 23, 2019

1. La balbuzie è un disturbo del linguaggio periferico funzionale. La sua insorgenza viene, generalmente, fissata tra i tre e i cinque anni, quindi dopo la fase di acquisizione del linguaggio.
La sua presenza è discontinua, e legata a situazioni di maggior emotività. La sua incidenza è prevalentemente sulla popolazione maschile.

L’incidenza sull’intera popolaziome è calcolata attorno all’1%. Viene considerata un disturbo della personalità. Coinvolge la sfera dell’affettività e della socializzazione.
E’ generalmente errato ritenere, come spesso si dice, che “con lo sviluppo passerà”.
Anzi, la percezione del sintomo da parte del bambino, e la conseguente presa di coscienza, contribuiscono alla sua fissazione, determinando nel soggetto comportamenti difensivi, comunque non spontanei, nei confronti del linguaggio: chiusure, evitamenti ecc., tutte tecniche che, con il passare degli anni, possono acquisire “raffinatezze” sempre maggiori.

Non può esservi un modello stereotipato di terapia: al contrario, la cura della balbuzie dovrà svolgersi in sedute individuali.
Perché al centro di questo percorso terapeutico c’è la personalità del parlante e non la sua balbuzie.

Per prima cosa, però, e al di qua di una presentazione scientifica del problema, voglio parlare della balbuzie, così come si presenta nell’”immaginario collettivo”: un disturbo del linguaggio non rilevante; suscita ilarità; spesso si presta come argomento per barzellette (Walter Chiari, per esempio, con i Fratelli De Rege); in una classe scolastica c’è sempre chi ride se sente il compagno che balbetta; negli uffici può suscitare l’impazienza degli impiegati, ecc.
E’ pensiero diffuso che la balbuzie non costituisca un problema.
Quindi, spesso questi sono “dileggi” bonari: non c’è malvagità, solo non-conoscenza del problema.

E’ fonte di angoscia, che si accentua, e molto in alcuni casi, durante le “prestazioni” comunicative. Occupa un posto centrale, fino a diventare problema polarizzato e condizionante, nel vissuto della Persona balbuziente.  Può diventare anche autoescludente. Le relazioni sociali dell’individuo ne risentono.

Ma, a fianco di tutto questo, mi preme anche aggiungere, qua, un breve elenco, parziale, di personaggi famosi, la cui balbuzie non li ha esclusi dal successo (per motivi diversi raggiunto), nonché dal loro continuo parlare in pubblico: Mosè (v. Esodo), Demostene, Maryilin Monroe, Alessandro Manzoni, Winston Churchill, Renzo De Felice, Nanny Loi, Morando Morandini… E alcuni Attori

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