Castellers di Barcellona

di | Maggio 27, 2019

La prima volta che ho assistito alla creazione, credo che questo sia il sostantivo più adeguato, di un castello umano, fu durante uno dei miei viaggi a Barcellona. Vi erano vari gruppi e i castelli venivano realizzati in pieno centro, nella piazza dietro la Cattedrale. La mia prima impressione fu piena di ansietà e persino di paura, specialmente quando osservavo con il cuore palpitante come un bimbo di non più di sette o otto anni scalava tranquillamente e con totale sicurezza in sé stesso le gambe, i torsi, le braccia e ancora gambe, torsi e braccia dei propri compagni, fino alla cima della torre umana.

Quando il piccolo levò trionfante le braccia al cielo, tutto il pubblico inquieto (io, per lo meno, lo ero e parecchio) esplose in un applauso di gioia. Per quanto tenti di raccontarvi, non è possibile riprodurre quella sensazione tra preoccupazione e ammirazione (per lo spirito comunitario di questo gioco, a metà strada tra l’abilità e la forza) che provocano tali castelli, stupendo simbolo del potere di superarsi che hanno gli esseri umani quando lavorano in gruppo.

I castellers sono diffusi in tutto il territorio che fu l’antico regno di Catalogna (Valenzia, Maiorca e le quattro provincie catalane). Sebbene il primo documento che attesta la creazione di queste impressionanti torri umani risalga alla fine del XVIII secolo, questa peculiare disciplina di abilità e forza ha tutta l’aria di essere ben più antica. Alcuni ricercatori un giorno troveranno la relazione con i giochi (olimpici o l’atletica attuale) che venivano solitamente celebrati dalle antiche tribù del bacino Mediterraneo come parte di riti sacri.

Teorie antropologiche a parte, senza alcun fondamento, lo riconosco, i castellers sono perfettamente organizzati: le loro esibizioni di spirito comunitario sono programmate e la loro agenda, visto che siamo nell’era del Web 2.0, è accessibile a tutti i pubblici.  Avviso il lettore interessato che lo spettacolo merita davvero la pena, visto che una volta che l’iniziale sussulto al cuore è passato (per la paura che la torre si smembri provocando la caduta al suolo di tutti i componenti), constatare quanto sia grande la forza della solidarietà ti farà riconciliare con l’umanità.

Gli appassionati di castelli hanno il proprio linguaggio esoterico, ad esempio il bambino che corona la torre è chiamato l’“enxeneta”, o il “canalla” se viene da Maiorca. Per una torre di nove piani con cinque persone in ogni livello (quanti metri sono?), l’espressione è “cinc de nou amb folre”, mentre per una più bassa, di otto, con quattro persone in ogni piano, il termine è “quatre de vuit amb agulla”. 

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